Parole, immagini e social: noi donne abbiamo ancora molto da dire

Parole, immagini e social: noi donne abbiamo ancora molto da dire


di Chiara Monateri (D Repubblica, 22 ottobre 2018)


– Dal femminismo contemporaneo alla liberazione di parole, immagini e lyrics: le autrici sono la nuova meraviglia da seguire. Da Ariana Grande a Lena Dunham, passando per Tess Holliday, Chimamanda Ngozi Adichie e Adwoa Aboah ecco chi sono le donne della consapevolezza al femminile.

 

Questa volta i semi sono stati piantati a fondo e per bene e l’ondata di nuova consapevolezza al femminile non si è limitata ad essere un sussurro tra i vari trend mediatici, ma è diventata una vera corrente della quale le voci continuano a moltiplicarsi nelle più diverse forme artistiche: dai testi delle interpreti pop che mettono la figura femminile e le sue storie al centro, alle poetesse di Instagram, fino alle fotografe e videomaker e alle sceneggiature dei nuovi film e serie. Con la voglia di propagare un milione di scintille attraverso una società che ancora ha bisogno di destarsi del tutto. Le ragazze,le millennials, da Londra e New York all’Italia non sono disposte a fermarsi e stanno creando un movimento artistico tenuto insieme da fili invisibili, fatto di personalità e di valori che non possono più essere messi in discussione.

Dio è una donna
Le prime a non tirarsi indietro e a giocare nel ring delle lyrics e dell’esposizione mediatica sono le dive del pop. Ariana Grande, nonostante i suoi 25 anni, ha le idee chiarissime: in un’intervista a BBC Radio aveva dichiarato di sentire pressione, non per il fatto di essere una star globale, ma perché: «Io voglio lottare a nome di tutti, e non solo riguardo a tematiche femminili, altrimenti non avrebbe senso che venga ascoltata la mia voce: non sono solo un’entertainer e voglio aiutare non solo con la mia musica. Voglio cercare di dare a chi mi segue un vero senso di empowerment». Nel video del suo ultimo singolo God is A Woman, trend result su Spotify, Ariana canta dal centro delle galassie, e come ultima immagine ripropone l’opera di Michelangelo La creazione di Adamo prendendo il posto di Dio e circondandosi di figuranti solo donne. A seguirla a ruota è la nuova star Dua Lipa: in una intervista dell’edizione britannica di GQ ha parlato senza peli sulla lingua dell’industria musicale, dicendo che gli atteggiamenti inappropriati emersi dal dibattito #MeToo sono ben presenti e che spesso le donne vengono considerate, a priori, solo interpreti, ribadendo che lei scrive tutte le sue canzoni. Il suo singolo IDGAF (acronimo per I don’t give a f**ck) è diventato il nuovo inno pop della solidarietà al femminile per dimenticare le storie che vanno lasciate per sempre nel cestino.

Condividere l’empowerment
Lena Dunham dopo il successo di Girls ha vissuto un momento difficile riguardante la sua posizione nell’olimpo del nu feminism: attaccata da body shamers e haters che sminuivano il suo ruolo di innovatrice, se ne è liberata senza più finte ipocrisie. Non solo continua a scrivere e produrre serie con tematiche femminili decisamente interessanti come Camping, che ha come protagonista Jennifer Garner, ma non si nasconde più ed esce allo scoperto come esempio di body positivity per le nuove generazioni. Lei stessa ha condiviso sul suo Instagram un “prima e dopo” della sua figura pubblicato da un tabloid in cui racconta l’infelicità che caratterizzava la sua vita nel momento considerato “in forma”, e la gioia nell’essere più curvy, capendo l’importanza dei complimenti “solo dalle persone che contano per motivi che contano”. E sostenitrice della body positivity è anche la modella curvy Tess Holliday che è diventata la prima digital cover star del magazine americano Self: col suo libro The Not So Subtle Art of Being A Fat Girl: Loving The Skin You’re In ha messo l’accento sulla percezione che dobbiamo avere noi stesse di chi siamo, di come ci sentiamo e del nostro corpo, prima di ricevere qualsiasi impressione e pressione che possa arrivare dall’esterno.

Parole e immagini di una storia collettiva
Il mosaico di voci si moltiplica. Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice nigeriana, è diventata una voce predominante, confermando la possibilità concreta di poter credere in nuove prospettive dopo l’ascesa del movimento #MeToo. Chimamanda, in grado sempre di trovare la voce appropriata, ha dichiarato in una intervista su Vulture che vede tanta tristezza in Melania Trump, nonostante lo sdegno che possa sollevare, individuando l’unico spiraglio di umanità della Casa Bianca proprio nella figura della First Lady. La sua però non è l’unica voce all’attivo. Diablo Cody ha realizzato l’ultimo tassello della sua trilogia al femminile di sceneggiature cinematografiche: Juno, Young Adult e Tully, con Charlize Theron, raccontando storie reali di donne in bilico, ma che al tempo stesso potrebbero essere un sincero ritratto di chiunque. La blogger Karley Sciortino è diventata la nuova paladina delle relazioni e della sessualità, una versione aggiornata di Carrie Bradshaw che non disdegna una buona dose di Samantha Jones: colonnista di Vogue, il suo blog Slutever.com racconta la sua vita e le sue riflessioni, dal BDSM al pro-sex feminism, ovvero il movimento che interpreta la libertà sessuale come uno dei punti irrinunciabili della libertà femminile.

Voci più forti, più vere
Alcune autrici sono diventate di culto per il loro punto di vista penetrante che non teme di svelare anche i lati più intimi. Anne Helen Petersen ha sfondato una porta con il suo Too Fat, Too Slutty, Too Loud, scrivendo un’ode alle donne anticonformiste, le uniche a suo avviso che possono portare luce in questo periodo storico ancora troppo poco illuminante. Su Instagram non mancano le everyday inspirations: Petra Collins e Rupi Kaur seducono con i loro ritratti, in immagini e parole, della nuova bellezza e intimità delle donne contemporanee, e la supermodel Adwoa Aboah porta avanti la pagina Instagram Gurls Talk come luogo di ritrovo ed empowerment “per condividere senza giudizio o stigma”. La youtuber Lucy Fink, entrata a far parte della famiglia di Refinery29, invece di dare lezioni di makeup o stile si lancia alle prese con le sfide ironiche della vita delle ragazze, dal vivere con 50 Dollari per 5 giorni a trovare degli hobby che ci facciano stare davvero bene.

Il collettivo? È di ‘poete’
Anche in Italia le ragazze hanno molto da dire, e lo fanno insieme. Un gruppo di poetesse attive non solo con la pubblicazione ma anche con altre forme d’arte come la performance, il teatro, la musica e i laboratori hanno deciso di far parte di un esperimento tutto nuovo. Non si definiscono “poetesse”, ma un collettivo di poete, e hanno scelto il nome di Supernove. Roberta Durante, Francesca Genti, Francesca Gironi, Manuela Dago e Silvia Salvagnini si sono unite nel progetto di VandAePublishing, la casa editrice al femminile per un progetto sulle parole che curano e che sanno creare un abbraccio collettivo a catena, senza limiti: a Dicembre sarà pubblicata la loro antologia sotto forma di e-book che raccoglie i versi del collettivo. Roberta Durante racconta: «Ci chiamiamo Supernove perché in questo fenomeno la stella esplode e arriva lontano con tutta la sua energia, e questo è quello che vogliamo fare noi, questo è il senso della parola: vogliamo che possa arrivare a chiunque e che sia una cura e anche un’informazione utile che aiuti a trovare idee e soluzioni. Il lavorare insieme è una sfida in un mestiere così individualista, e lo sarà anche esporci insieme sui social. Il nostro obiettivo è la sostanza, ovvero dare qualcosa a chi ci leggerà: anche Instagram può essere un mezzo potentissimo, se porta il messaggio giusto».


 

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