Le difficoltà vanno abbracciate. Come sulla bici

Le difficoltà vanno abbracciate. Come sulla bici


di Marco Voleri (L’Avvenire, 5 luglio 2018)


Pietro era pronto a salire sulla sua bicicletta nuova fiammante, che desiderava da mesi. «Dobbiamo imparare ad andarci!», gli disse il padre. Scesero le scale di casa e andarono in un piazzale poco distante. «Pietro, sei pronto ad abbracciare la tua bici?». «Abbracciare?», chiese il bambino al padre, perplesso. Salì in sella e grazie all’aiuto delle ruote piccole cominciò a guidarla. «Bene Pietro! Adesso togliamo una ruota piccola». Il padre andò avanti con pazienza, finché non arrivò il momento di togliere tutte le protezioni. Pietro senza ruote piccole cadde più volte, arrabbiandosi. «Questa bici fa schifo, non ci salgo più!».
Gli scienziati ci dicono che il cervello insegue la comodità ma impara dalle difficoltà. Di fatto non c’è un metodo preciso per imparare ad andare in bicicletta: bisogna cadere per imparare a stare in equilibrio. La capacità di rimanere in piedi si acquisisce abbracciando la difficoltà, provando tutti i modi possibili per riuscirci. La fiducia in noi stessi non è un dono ma il frutto delle esperienze affrontate, il risultato dei piccoli o grandi problemi risolti.
Dall’altro lato del piazzale siedono madre e figlia di dieci anni. «Gilda, pouvez-vous me passer ce sac, s’il vous plaît?». «Sì mamma, eccola». Un’anziana signora di passaggio non riesce a trattenersi: «Che brava, così piccola sa già il francese?». «Da quando è nata le parlo in francese – risponde la mamma – e lei risponde in italiano. Poco male, una lingua in più l’ha imparata».
In mezzo a qualsiasi difficoltà si trova un’opportunità, ogni sfida è un modo per crescere. Per un bimbo è magari un gioco da vincere. Di fatto rispondere in italiano a una domanda fatta in un’altra lingua significa superare un ostacolo quotidiano, come se fosse un vero e proprio allenamento. La fatica e la costanza accresce in Evìta, dieci anni, la consapevolezza del proprio valore, giorno dopo giorno. Attraverso le asperità si arriva alle stelle, diceva Seneca. E noi cosa decidiamo di fare oggi? Siamo pronti ad abbracciare le nostre difficoltà?

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