L’agnello a Pasqua? Tolstoj non lo avrebbe mai mangiato

L’agnello a Pasqua? Tolstoj non lo avrebbe mai mangiato


(Mentelocale, 24 marzo 2016)


Un dibattito sempre più attuale è quello che mette a confronto vegani e carnivori. Modelli esistenziali differenti, da un lato tra chi sostiene uno stile di vita sostenibile, salutistico e che rispetti gli animali, dall’altro tra chi preferisce cedere ai piaceri della tavola e godersi senza pensare un hamburger e una bistecca.

L’eterna diatriba che si scatena sempre più non solo a parole, ma anche a colpi di post e tweet sui social network, si accende maggiormente nei periodi delle festività, per esempio in tempo di Pasqua, quando la tradizione vuole che sulle tavole si trovi l’agnello.

Proprio in occasione di Pasqua Vanda e-publishing ha deciso di pubblicare due volumi di segno opporto: da un lato proponendo un celebre testo inedito di Tolsoj, Contro la caccia e il mangiar carne, dall’altro il libro di Pierangelo Dacrema, Fumo, bevo e mangio molta carne.

Il celebre scrittore e filosofo russo fu uno dei primi a trattare l’argomento, esponendo nel volume idee contenenti già, in nuce, gran parte degli argomenti portati avanti da vegetariani e vegani un secolo più tardi. Ripercorrendo un filo millenario, che va dai pitagorici agli agnostici, dalle basi del cristianesimo a quelle del protestantesimo, Tolstoj dimostra la necessità, per l’uomo che vuole perseguire una vita davvero morale, della riscoperta di quel senso di pietà che, per natura, gli appartiene. In questo intenso e letterario pamphlet, di forte precocità rispetto alla sua epoca, lo scrittore intende dimostrare come l’astensione dal mangiare carne sia primo il gradino da cui iniziare questo cammino, alla volta di una vita più giusta con se stessi e con gli altri.

Di tutto altro avviso è Pierangelo Dacrema, professore di economia e grande sostenitore di piaceri della vita, nel suo Fumo, bevo e mangio molta carne. In questo volume, dal titolo provocatorio e dall’aspetto deliberatamente controcorrente, Dacrema vuole affermare con certezza, e come primo dato imprescindibile, che certi piaceri corrispondono a un’irrinunciabile ricompensa per la nostra breve vita. In un mondo che continua a ripeterci la necessità di vivere sano, l’autore lancia un grido di protesta a nome di chi desidera mangiare, bere e fumare quando gli pare, rimettendo in gioco il concetto di etica tanto quanto quello di tolleranza.


Nonostante il velo

24 Marzo 2016

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