Gestazione per altri

Frutto di un’elaborazione personale e collettiva, Gestazione per altri è un libro da leggere per chiunque voglia confrontarsi con l’attuale dibattito sulla GPA. Un tema che ci tocca tutti e che ci obbliga a ripensare il concetto di famiglia, di desiderio e di diritto. 

Un testo ricco di spunti, idee e vissuti che aiuta a pensare e ad abbracciare la complessità del dibattito. Un libro che grazie alle sue argomentazioni è capace di rendere la visione più ampia e più stratificata, ben lontana dal dualistico – quanto fallace – giusto o sbagliato.


Leggine un estratto…

“Ho ampiamente argomentato sulla questione dell’utero in affitto nel mio libro Temporary Mother . Scelgo qui un approccio più discorsivo. Rifletto da molto tempo sulla surrogazione di maternità. Per varie ragioni. Un antico interesse per la bioetica, sviluppato con Salvatore Veca e poi abbandonato. Soprattutto, l’esperienza diretta di due maternità surrogate che a mio parere non sono andate bene per le creature: quella di un amico omosessuale e quella di una coppia eterosessuale. Sono anni che ci ragiono, ma solo recentemente la questione è deflagrata nella sua natura controversa e ho scritto il mio pamphlet.

Luisa Muraro non aveva mai considerato il tema. Io ho sollecitato una sua presa di posizione stimolando il suo interesse, da cui è nato L’anima del corpo . 6 In cambio da lei ho avuto un importante contributo simbolico.

In genere di GPA si parla dal punto di vista della donna sfruttata – prospettiva più facilmente adottata dal femminismo – o da quello del bambino venduto – sensibilità più presente tra i cattolici. Difficilmente si tengono insieme le cose. Ricordo per esempio un dibattito alla Casa delle Donne di Milano in occasione della presentazione di un numero monografico di Leggendaria: si scandagliava in tutti i suoi aspetti la condizione della cosiddetta surrogata – io dico la madre (corpo, autodeterminazione, diritto) – e la creatura scompariva, non veniva nemmeno nominata.

Nel suo saggio Muraro dice giustamente che la creatura è brava, che sa cavarsela e sistemare a modo suo il fatto di essere stata staccata dalla madre riattaccandosi ai genitori surrogati. Penso che anche le donne siano brave e si arrangino, e che dopo un’esperienza del genere in qualche modo ce la facciano, il più delle volte senza impazzire e ammalarsi. L’argomento di Muraro è che, oltre allo sfruttamento della donna e la vendita della creatura/merce, il vero danno sta nella rottura del legame tra madre e figlia/o, relazione fondatrice di civiltà. Questa considerazione è molto giusta perché, se si prendono in esame separatamente i destini di madre e creatura, non si arriva mai a comprendere fino in fondo il significato della GPA . Il motivo per cui ho insistito con Muraro perché affrontasse il tema è proprio questo: sapevo che lei avrebbe saputo trovare il linguaggio e la chiave simbolica per leggere la questione e darne una definizione significativa.

Mi interessava che si passasse a una visione più completa del processo: dalla frantumazione dei diritti di due, considerati separati, al primato di quella relazione in cui il due è un quasi-uno. Nel docufilm del regista italo-svedese Erik Gandini, La teoria svedese dell’amore , si vede bene come, sulla scia delle idee del leader socialdemocratico Olof Palme, l’individuo non-dipendente è diventato il centro di tutto, nella sua assoluta libertà dai legami umani, sociali o parentali. Questa centralità dei singoli è la linea “dirittista” e distopica di molta “sinistra” italiana, che al mercato della politica ha da vendere soltanto questo prodotto, i diritti moltiplicati, in una logica adolescenziale.

Il movimento delle donne continua invece a tenere la relazione al centro dell’agire politico. La differenza del pensiero delle donne sta proprio in questo tenere il punto sulla relazione in una situazione in cui per progresso si intende invece lo slegame di tutti da tutti, la guerra dei diritti degli uni contro gli altri. Il femminismo dice che la dipendenza è una condizione umana permanente – nel mio libro Temporary Mother ne parlo a fondo.

La GPA non implica solo lo sfruttamento delle donne, che ha vari gradienti a seconda che la donna sia indiana, cambogiana o californiana. La questione centrale è che il primato della relazione vivente è aggredito dal biobusiness che oppone il consumo – e l’autoconsumo – alla relazione. Il fatto è che le relazioni vive non sono trasformabili in qualcosa da vendere. Dove c’è relazione si consuma di meno. Alla gioia del convivere si oppone la festa del consumare in solitudine. Alex Langer lo chiamava “il piccolo potere del consumatore”. Ciò che facciamo con il nostro corpo riguarda sempre almeno un altro, o più altri, o molti altri. Fuori dalla rete delle relazioni che definiscono l’io, l’io non è. Senza lo sguardo di un altro/a che lo guarda, l’io non consiste. Il corpo è mio: è la più classica tra le obiezioni a sostegno della surrogacy . Ma il senso originario del dire il corpo è mio è stato: il mio corpo non è degli uomini, non è a disposizione dei patriarchi.

Dire il corpo è mio non significava che si può farne oggetto di attività autoimprenditoriale. Interessante una recente affermazione di Judith Butler: il corpo è mio e non è mio (va detto che il pensiero di Butler è molto lontano dalla vulgata butleriana). Vi è l’ammissione, da parte della massima teorica del nomadismo di genere, che esiste un residuo materiale incontrovertibile, il corpo. E che questo mio corpo è sempre anche di altre/i, ciò che gli faccio riguarda sempre anche altre/i. Una delle teorie scientifiche più commoventi dell’ultimo ventennio è quella dei neuroni specchio, studiati da Giacomo Rizzolatti, teoria che individua le basi neurologiche dell’empatia. Siamo fatti per risuonare l’uno nell’altra, l’interdipendenza non è qualcosa di cui liberarsi, come nella distopia socialdemocratica svedese o nell’ideologia scadente della sinistra italiana, ma è la condizione normale di ogni creatura, fonte di gioia e sofferenza. Il pensiero della differenza ha saputo pensare questo primato della relazione senza necessità di dimostrazioni scientifiche. Il rapporto tra madre e figlio/a tocca il punto in cui il due non è distinguibile dall’uno, è la matrice a cui cerchiamo per tutta la vita di tornare. Nel corpo a corpo del/la figlio/a con la madre, nella sarabanda infernale (Winnicott) di questa relazione, ovvero nella mescolanza di sentimenti contrastanti che nelle rappresentazioni oleografiche, soprattutto della Madonna con bambino, è resa come intimità gioiosa, ma è fatta invece anche di odio, rabbia, paura. Ecco, qui si vede la fallacia dell’uno, la sostanziale inesistenza dell’individuo isolato. Qui è lampante che l’atomo umano è il due.

In una recente ricerca si è dimostrata la funzione neuroplastica della voce materna per il feto. Le filosofe della differenza lo sapevano però da prima. Qualunque donna che parla alla creatura che porta in grembo lo sa da prima. Chi di noi ha partorito sa che la gravidanza non si conclude con il parto, la situazione di interdipendenza si protrae a lungo: una specie di marsupio psicofisico che continua a unire madre e creatura. Per individuarsi la creatura ha bisogno di un paio d’anni, secondo altre scuole anche di tre; in questo tempo la creatura si percepisce come tutt’uno con la madre, un’unica persona con lei. Che fine hanno fatto queste consapevolezze, questi assunti della psicologia neonatale? Il biomercato dell’utero in affitto li ha sbaragliati per eliminare ogni ostacolo al business. Per la creatura sua madre è la donna che l’ha partorita, indistinguibile da se stessa. Il riconoscimento avviene attraverso molti segnali: la voce, l’odore, la temperatura del corpo, il ritmo del cuore. Ma la genetica e il biomercato tagliano questa unità per affermare il primato della genetica sull’epigenetica. Mary Daly definisce le madri solo genetiche come madri maschili, che aspettano la creatura così come l’hanno sempre attesa i padri. Il fatto è che con la genetica si fanno affari, mentre con l’epigenetica – quel complesso sistema di relazioni fisiche, biochimiche e psicologiche tra la gestante e il feto, che in gran parte faranno di quella creatura la persona che sarà – non si fa business. Quindi: follow the money e capiremo perché oggi si dà tanta importanza alla genetica. Ma se lasciamo entrare il mercato nella relazione tra madre e figlio/a, se gli permettiamo di slegare perfino il legame originario, quello tra madre e creatura, il mondo muore. Come dice Lia Cigarini: se salta la relazione materna, la neutralizzazione della differenza sessuale sarà compiuta. Sarà la definitiva “scomparsa delle donne”, che è anche il titolo di un mio libro del 2007. Ecco, il processo si sta compiendo molto più velocemente di quanto avessi pensato. Sempre Lia Cigarini afferma che la consapevolezza di questo rischio è diffusa, e si chiede se dalla resistenza all’utero in affitto possa nascere un modello di pratica politica. Nel suo libro Sovrane , Annarosa Buttarelli ha scritto tra l’altro di Antigone e della sua resistenza anarchica alle leggi della città istituite da Creonte che le impedivano di seppellire il fratello Polinice. Quello di Antigone, suggerisce Buttarelli, è un atto anarchico, nel senso che si radica in leggi e principi che non hanno avuto origine ( an-archè ), ovvero esistevano ben prima della legge degli uomini e perfino delle leggi degli dèi. Si tratta di principi regolativi di tipo cosmologico, ed è a questi principi che si lega l’atto anarchico di Antigone. Analogamente la resistenza del femminismo alla pratica della GPA potrebbe essere definita anarchica perché antepone i principi cosmologici, incarnati nel legame della madre con la creatura, alle leggi del mercato che oggi si sono sostituite a Dio e che ci si presentano come ineluttabili e oggettive. Ma l’oggettività di queste leggi economiche non è che la soggettività delle leggi maschili assunte in cielo, la divinizzazione delle logiche maschili. Queste leggi crudeli e fallimentari regolano un mercato globale dove muoiono quotidianamente di fame migliaia di persone, dove i cadaveri dei fratelli restano insepolti, e non è una metafora (pensiamo al Mediterraneo, diventato una fossa comune). Queste leggi economiche sono leggi che ci fanno piangere, ci deprimono, ci fanno ammalare, ci rendono poveri. Come dice Ina Praetorius: le cose non devono necessariamente andare sempre in questo modo perché anche l’economia è un manufatto umano e, come tale, è perfettamente smontabile. La disubbidienza di Antigone va letta come fedeltà a leggi preesistenti all’ordine maschile, e anche il no all’utero in affitto è resistenza a ciò che pretende di esistere solo per il fatto di produrre profitti. E purtroppo oggi la GPA è unicamente profitto, non altro. La resistenza anarchica nel senso dell’anarchia di Antigone testimonia il primato della relazione vivente tra madre-figlia/o, primato a cui anche gli dèi devono ubbidire: quando Dio ha pensato al Figlio, ha dovuto chiedere a una ragazza di darglielo. Però non l’ha pagata, le ha mandato un angelo in ginocchio e non le ha chiesto di sparire dopo la gestazione. Dovremmo resistere anche all’opinione che opporsi all’utero in affitto sia una battaglia della destra. Semmai, la domanda da porsi è perché in Italia non sia una battaglia di “sinistra”. In Francia non è così: l’organo di questa battaglia è Libération . Il governo svedese ha detto no anche alla cosiddetta “surrogacy solidale”, che è solo il cavallo di Troia della GPA commerciale: una donna può autoinseminarsi con un kit da 80 euro comprato online in Danimarca, ma l’utero in affitto è proibito. Altri esempi di questo diritto diseguale tra uomini e donne sono in Germania e in Spagna, dove anche le coppie di donne possono accedere alla fecondazione assistita ma la GPA è proibita.

Si vede quindi come le legislazioni cerchino affannosamente di normare tenendo conto della differenza sessuale nella procreazione. La reticenza della sinistra sulla surrogacy non deve costituire un problema per chi tra noi è progressista. È solo una prova ulteriore della crisi valoriale della sinistra che oggi è presentista, priva di orizzonti, distopica, dirittista. Che ai suoi quattro elettori vende solo un diritto per ogni nuovo desiderio. È la sinistra che sbaglia, non noi. Termino con una nota positiva, perché il bene esiste sempre e va scovato. Perfino nell’elezione di Donald Trump. Un editorialista del Corriere della Sera ha intitolato un suo articolo “Trump e la reticenza dei maschi”, un fatto inimmaginabile solo fino a qualche tempo fa. L’editorialista afferma che, come in passato le donne hanno riflettuto sulla propria identità, così oggi dovrebbero farlo gli uomini. Analogamente, nella vicenda della GPA qualcosa di buono c’è, ed è il fatto che perfino i media mainstream danno prioritariamente la parola alle donne sull’argomento. Anziché interrogare la bioetica neutra, si riconosce alle donne un primato di sapienza sul tema della nascita. Nascita e invidia originaria dell’utero, mirabilmente rovesciata dal genio patriarcale di Freud in invidia del pene, vengono nuovamente posti al centro. Esattamente là dove devono stare”.

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