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In Primo Piano

Emily Dickinson. Vita d'Amore e Poesia

María-Milagros Rivera Garretas

Emily Dickinson (1830-1886), genia della letteratura universale, scrisse centinaia di poesie, di cui ne conosciamo 1786. Indifferente alla fama, che non raggiungeva la sua grandezza, in vita non pubblicò quasi nulla. Con la sua vita rivoluzionò la politica sessuale del suo tempo. Con la sua opera portò alla poesia il mai detto fino ad allora della sensibilità e del piacere femminile libero, in cui l’amore carnale e quello spirituale sono inseparabili. La sua vita e la sua poesia dipesero dall’amore della sua compagna di studi e poi coltissima cognata Susan H. Dickinson, la cui casa era separata solo da una siepe, un sentiero, un gradino di lava e una porta socchiusa.

María-Milagros Rivera Garretas, studiosa e traduttrice di E. Dickinson, individua in un gruppo di poesie la testimonianza di un incesto subito dalla poeta e la sublimazione di un dolore insopportabile nella poesia e nell’amore, un grande infinito amore per la sua amica e poi cognata Susan.

Emily Dickinson, Vita d’Amore e Poesia – Libreria delle donne di Milano

Questo libro racconta la vita d’amore e poesia di Emily Dickinson e la racconta con grazia e dolcezza alle giovani ragazze adolescenti, a cui tutto questo può accadere, perché sappiano che il dolore si può sublimare nello spirito e nell’amore, perché la vita può di amore e poesia.

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Noi ci siamo sposate un’estate – cara –
La tua Visione – fu in Giugno –
E quando la Tua piccola Eternità finì,
mi stancai – anch’io – della mia –

E raggiunta nell’Oscurità –
Dove Tu mi avevi abbandonato –
Da Una che portava una Luce –
Io – pure – ricevetti il Segno –

Certo, i nostri Futuri si presentano diversi –
La tua Casetta – era orientata al sole –
Mentre gli Oceani – e il Nord devono stare–
Su ciascun lato della mia

Certo, il Tuo Giardino cominciò la Fioritura,
Mentre il mio – fra i Ghiacci – fu seminato –
Pure, un’Estate, noi fummo Regine –
Ma Tu – in Giugno fosti incoronata –

Qual è il filo rosso, l’assurda interazione tra la radicata misoginia culturale della società contemporanea e la sua ossessione per la carne e la mascolinità? Questo libro, pubblicato per la prima volta negli USA nel 1990, esplora con raro acume e sottile intelligenza la relazione tra i valori patriarcali e il consumo di carne, intrecciando femminismo, veganismo e antispecismo. Lo sfruttamento degli animali è per Adams una manifestazione della brutale cultura patriarcale. Il trattamento degli animali come oggetti è parallelo e associato all’oggettivazione nella società patriarcale di donne, neri e altre minoranze sfruttate. Dietro ogni pasto di carne c’è un’assenza: la morte dell’animale, il cui posto è occupato dalla carne. Il concetto del “referente assente”, intorno a cui Adams costruisce la sua memorabile tesi, ha la funzione di mascherare la violenza insita nel mangiare carne per proteggere la coscienza del carnivoro e i suoi desideri separando l’idea del singolo animale dal suo essere fisico. Nella logica della società patriarcale, anche le donne funzionano come referenti assenti. Perché il processo di oggettivazione, frammentazione e consumo che consente l’oppressione degli animali, privandoli del linguaggio e della rappresentazione culturale, coincide con quello agito sulle donne. L’uso persistente di immagini di violenza sessuale e di frammentazione e smembramento della natura e del corpo femminile (come in un macello) normalizza il consumo sessuale e autorizza l’abuso. L’oggetto consumato viene vissuto senza una storia, senza una biografia, senza individualità. Quindi lecitamente consumato e abusato.

Carol J. Adams, attivista americana nelle lotte contro la violenza domestica, il razzismo, i senzatetto, la giustizia riproduttiva, è divenuta famosa in tutto il mondo con la pubblicazione di The Sexual Politics of Meat. Oltre a questo libro Adams ha a suo attivo diverse altre pubblicazioni, fra cui Burger, Protest Kitchen (con Virginia Messina). Ha curato inoltre diverse importanti antologie su ecofemminismo, femminismo e animali. I suoi articoli sono apparsi sul “New York Times”, sul “Washington Post”, sulla rivista “Ms.”, “The Christian Century”, “Tikkun” e “Truthdig”, tra gli altri.

Presentazione di Carne da Macello a Bookcity 2020

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